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I 18 anni di esilio di Vito Petruzzi fuoriuscito, antifascista e primo sindaco putignanese della repubblica

Ricostruzione fatta dal prof. Paolo Vinella, grazie a nuovi documenti recuperati da Enzo Petruzzi
 
Dopo la morte prematura del padre Vincenzo (17.07.1914), Vito Petruzzi, tornato a Putignano nel 1919 dopo aver partecipato alla 1^ Guerra mondiale con l’incarico di telegrafista in Trentino e in Albania, continuò con maggior fervore lo sforzo politico e sociale a favore dei più deboli, degli oppressi, degli sfruttati, in tempi in cui, con l’intensificarsi della violenza fascista, questo impegno poteva costa[1]re anche la vita.

 

Nell’autunno del 1920, mentre col calesse, a tarda sera, riaccompagnava a Conversano l’amico e compagno socialista avv. Giuseppe Di Vagno, venuto a Putignano per tenervi un comizio contro gli abusi e le scelleratezze dei fascisti, in aperta campagna subì un attentato. Petruzzi e Di Vagno si salvarono fortunosamente grazie al buio.

 
Nel maggio dello stesso anno aveva commemorato la morte di Margherita Pusterla -ferita a morte dal fuoco dei Carabinieri in occasione della sommossa popolare di Putignano del 13-14 maggio 1902- con la pubblicazione di un volume (Ed. De Robertis) che così si conclude[1]va: “Ogni anno, nell’anniversario, il popolo lavoratore si reca al cimitero, sulla fossa di lei, simbolo del martirio del proletariato, a deporvi una corona di fiori freschi.”
 
Sempre nel 1920, pubblicava il settimanale politico “Sentinella Scarlatta”, giornale socialista stampato a Putignano dalla tipografia De Robertis e diretto dall’artigiano Antonio Casulli.
 
Il giornale ebbe vita breve. La violenza fascista si abbatté anche sui suoi redattori, compreso Vito Petruzzi.
 
 Nel settembre 1921, Giuseppe Di Vagno viene ucciso a Mola in un attentato fascista.
 
 In seguito al colpo di stato che, con la complicità del re Vitt. Emanuele III e dei settori più reazionari della borghesia, portò al potere Benito Mussolini ed il suo partito fascista (1922) e, nel 1926, all’istituzione del Tribunale Politico Speciale per la “difesa” dello Stato (in realtà, per colpire e perseguitare gli antifascisti), anche Vito Petruzzi, per salvarsi, pensa di allontanarsi da Putignano. In un primo momento si trasferisce a Napoli -dove si laurea in medicina (1924)-, poi si trasferisce a Roma, dove, come si evince da alcuni docu[1]menti del Ministero dell’Interno -datati dal febbraio 1924 all’ottobre 1934, resi pubblici e pervenuti recentemente in copia al nipote dr. Enzo Petruzzi viene pedinato e spiato dalla polizia fascista.
 
 In una nota della Questura di Roma al Ministero dell’Interno (14.02.1924) si legge: “Petruzzi Vito fu Vincenzo d’anni 26, nato a Putignano (Bari) studente in medicina non ancora laureato abitante in Via Gesù e Maria n°12 è noto a quest’Ufficio sin dal dicembre 1920 allorché venne segnalato per la vigilanza dalla Questura di Bari.
 
A quanto riferì quella Questura il Petruzzi era “un fanatico propagandista di idee comuniste, già denunciato parecchie volte all’Autorità Giudiziaria per i suoi violenti attacchi contro le istituzioni, in occasione di pubblici comizi.”
 
Nella stessa nota si informa che ha chiesto il passaporto per Berlino, ma gli è stato negato. In una “Riservata urgente” del 18 marzo dell’anno VI° dell’era fascista (1928), il capo della Polizia informa il Questore di Roma che “il noto PETRUZZI Vito fu Vincenzo […] spesso cambia foggia di vestire, talvolta da operaio talvolta con ricercatezza.
 
Attualmente abita in Via Giulia 179 P.P. ove sarebbe conosciuto col nome di Petrissi.”
 
 In una successiva nota del Ministero dell’Interno al Ministero della Guerra (18.02.1933) si legge di “sospetti sul conto di certo Dott. Vito Petruzzi da Putignano (Bari) il quale sovente si recherebbe dall’Italia a Montecarlo dove avrebbe stretto relazioni con una signorina di nazionalità jugoslava, nota come spia al servizio del governo jugoslavo.” Ancora, in una nota della Regia Questura di Roma al Ministero dell’Interno (20.03.1934) si legge che “Il noto Dr. Petruzzi Vito, risulta essersi trasferito a Napoli, nel marzo 1930. […] Nel gennaio 1929, gli venne rilasciato il passaporto per il Belgio, e, in tale circostanza, egli asserì doversi recare a Bruxelles per frequentare un corso di medicina tropicale, essendo sua intenzione di recarsi, successivamente, nel Congo dove tro[1]vasi un suo amico”.
 
Da informazioni in possesso del dr. Enzo Petruzzi, apprendiamo che, ottenuto il passaporto per intervento del commendator Belloni, funzionario della Questura di Roma suo amico, nel 1928 Vito Petruzzi si reca a Bruxelles dove si iscrive al Partito Socialista e alla Lega per i Diritti dell’Uomo.
 
Quindi, ad Anversa per iscriversi alla Scuola di Specializzazione in malattie tropicali.
 
A seguito, però, dell’intervento negativo del Consolato italiano di Anversa, non riesce a conseguire la specializzazione agognata, per cui si trasferisce prima a Parigi e, nel 1933, a Montecarlo, in Rue Bellevue, 14, dove frequenta ambienti politici antifascisti e collabora al giornale antifascista di lingua italiana “La Libertà”.
 
Anche qui, sempre pedinato da agenti fascisti italiani in incognito, pure quando va a giocare al Casinò.
 
Questa situazione molto probabilmente lo induce a trasferirsi ancora una volta.
 
 Infatti, un appunto della Divisione Polizia Politica per l’On. Divisione Affari Generali e Riservati del 20.06.1934 ci dice che “il Petruzzi risiede a Nizza, Rue des Palais n.1, presso il colonnello russo Lubiensku”.
 
Un telespresso di qual[1]che settimana precedente (27.02.1934) del Ministero Affari Esteri chiedeva al Prefetto di Bari ed alla Questura di Roma “di riferire quanto risulti sul conto del Petruzzi che ha inoltrato domanda per essere assunto come medico dell’Amministrazione del Congo Belga”, all’epoca colonia africana del Belgio.
 
Negli anni del suo lungo esilio, temendo, sull’esempio di quanto era successo ad altri antifascisti (fratelli Rosselli, ecc.), di essere rapito per essere incarcerato in Italia o addirittura assassinato dagli agenti fascisti che agivano anche all’estero, si sposta ripetutamente in diversi luoghi e paesi. Rientra diverse volte in Italia, per certo a Napoli (1930), come abbiamo già visto, e addirittura a Putignano (1932), con il comunista Dino Poggi, mentre una nota della Prefettura di Bari al Ministero dell’Interno (19.09.1934) lo segnala in ingresso al valico di Ventimiglia diretto a Sanremo.
 
Con una nota del 16.11.1937, il Prefetto di Bari, con riferimento a Vito Petruzzi, chiede alla Direzione Generale della Pubblica Sicurezza presso il Ministero dell’Interno di “interessare la competente autorità Consolare, perché faccia conoscere se il controscritto sovversivo, oggetto di precorsa corrispondenza, risieda tuttora a Tunisi ed a quale recapito, favorendo nel contempo informazioni sulla condotta che serba in atto il medesimo.”
 
In data 31.12.1937, il Consolato Generale d’Italia a Tunisi scrive al Regio Ministero dell’Interno: “Mi onoro comunicare all’E.V. che il Dott. Petruzzi Vito fu Vincenzo qui residente non ha dato motivo a rilievi circa la sua condotta in genere:”
 
A fine agosto 1945 perviene a Ferruccio Parri, Presidente del Consiglio Italiano, e a Pietro Nenni, Vice Presidente, un telegramma da Tunisi: “Per me, nella mia qualità di vecchio antifascista 1919 rifugiato politico all’estero e per mia figlia Franca della resistenza politica dell’Italia del Nord (Milan) rifugiata politica in Svizzera attualmente qui a Tunisi molto ammalata domando urgentemente che inviate telegraficamente al Consolato inglese di Algeria vostra autorizzazione la sola che man[1]chi per rientrare in Italia per cure.
 
Autorizzazione francese già ottenuta Vito Petruzzi”. Nel 1946, Vito Petruzzi rientra in Italia con la figlia.
 
La documentazione in possesso del dr. Enzo Petruzzi si conclude con tre documenti sull’espulsione di Vito Petruzzi dal Partito Comunista Italiano (PCI), successiva alle dimissioni, ad appena un anno dalla nomina, da primo sindaco di Putignano dopo la caduta del fascismo.
 
Una nota dell’ “Unità della Puglia”, organo del PCI di Puglia, riporta la notizia dell’espulsione senza, però, spiegarne le ragioni: “La Federazione del P.C.I. di Bari, considerate le risultanze dell’apposita commissione d’in[1]chiesta e le decisioni prese a suo tempo dal Comitato Direttivo della Sezione di Putignano, ha ratificato l’espulsione dal partito per indegnità del dott. Vito Petruzzi e dell’avvocato Giovanni Petruzzi (dall’Unità della Puglia – 5 novembre 1949)”.
 
A tale proposito, il 14.02.1949, la COMMISSIONE PROV/LE QUA[1]DRI del P.C.I. di Bari scriveva alla FEDERAZIONE DEL P.C.I., Comm/ne Quadri di La Spezia: “In riferimento alla vostra del 7 u.s. n230/Q,, vi informiamo che il Dr. Petruzzi Vito fu Vincenzo da Putignano, del quale ci chiedete noti[1]zie, è un elemento estremamente pericoloso, legato a gruppi trotskisti. Il Petruzzi è tuttora iscritto al Partito”.
 
 Immediatamente, il 17 dello stesso mese, la federazione Provinciale di La Spezia ne informava la Direzione (Nazionale) del P.C.I. a Roma, nonché il Comitato Regionale Ligure a Genova, integrando il tutto con notizie sull’attività di proselitismo, da parte di Vito Petruzzi, a favore del cosiddetto “partito comunista internazionalista”, come si definivano gli aderenti alla fazione trotskista.
 
In realtà, all’epoca, gli aderenti a questa corrente del movimento comunista internazionale erano considerati traditori, dunque nemici a tutti gli effetti, dalla corrente maggioritaria che aveva come riferimento il Partito Comunista bolscevico guidato da Josif Stalin.
 
Pertanto non è da escludere che sia stata quest’accusa, allora molto grave, la causa dell’espulsione di Vito Petruzzi dal P.C.I. .
 
10.01.2020 Paolo Vinella
 
 
 

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