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da cartoleria a casa editrice di carattere nazionale

Nel 1885 nel comune di Putignano, in Piazza San Domenico, si apriva una piccola cartoleria. L’esercizio prendeva il nome di “Giuseppe Laterza & figli”, dove Giuseppe era il padre, modesto falegname, chiamato in causa perché i figli erano ancora minorenni, e i cinque figli erano Vito, Giovanni, Pasquale, Francesco e Luigi. Dopo qualche tempo l’attività venne trasferita a Bari, e alla cartoleria si aggiunsero una tipografia, poi una libreria e infine, all’inizio del nuovo secolo, la casa editrice. La storia dei primi passi dell’editrice Laterza è la storia di una famiglia meridionale, di modeste condizioni ma intraprendente.
 

 

A partire dal 1880 il primo figlio di Giuseppe Laterza, Vito, si trasferisce ad Alessandria d’Egitto dove, per guadagnarsi da vivere, aiuta uno zio ebanista. Dopo due anni Vito torna in Italia dopo aver maturato esperienza commerciale e qualche tempo dopo decide di aprire una cartoleria. La prima sede del negozio è, appunto, Putignano, poi si aggiunge Taranto. Finalmente, il 6 ottobre 1889, Vito apre la sede barese: cartoleria e libreria.

Due dei cinque fratelli iniziano a collaborare con lui, Pasquale, che lavora alla vendita e Francesco, che spedisce la merce. Nel 1891 si unisce a loro il quarto fratello, Luigi, proveniente da una esperienza a Napoli presso una litotipografia. Il quinto fratello, Giovanni, arriva invece da Milano, dove faceva il barbiere ed aveva sposato Agostina Broggi, commessa della libreria Vallardi. Insieme alla moglie, Giovanni apre la libreria. All’inizio del secolo, i cinque fratelli riuniti dirigono i vari reparti dell’azienda: Vito all’amministrazione, Pasquale e Francesco alla cartoleria, Luigi alla tipografia, Giovanni alla libreria e poi alla casa editrice.


La casa editrice nasce nel 1901 ad opera di Giovanni Laterza e nello stesso anno tra i primi volumi pubblica “Il pensiero di Ibsen” di A.G. Amatucci, che inaugura una piccola biblioteca di cultura moderna.

Giovanni Laterza, che ha allora 28 anni, si orienta subito verso una produzione editoriale civilmente impegnata e in questo senso scrive a possibili autori e collaboratori. A quel tempo però in Puglia non c’erano università e scarsissimi erano i centri di cultura. Dopo pochi mesi Giovanni avverte dunque il bisogno di uscire dai confini locali e si reca a Napoli a trovare alcune personalità dell’epoca, tra cui Benedetto Croce. Quest’ultimo chiarisce all’editore pugliese di essere estraneo alle consorterie universitarie e per giunta lontano dalle concezioni positivistiche che allora andavano per la maggiore. Per mettere alla prova le capacità, visto che il giovane insiste nell’offrirgli la sua opera, gli suggerisce alcuni volumi meritevoli di pubblicazione, anche se non particolarmente redditizi. Giovanni segue quei suggerimenti e gli altri che Croce continua a dargli sempre più numerosi negli anni successivi, sino a divenire l’ispiratore di tutta la produzione della Laterza. È necessario però un lungo tirocinio perché a Giovanni Laterza sia concesso di pubblicare i libri di Croce: prima la sua rivista, «La Critica», nel 1906, e poi tutte le sue opere, a cominciare dall’Estetica, che ristampa presso Laterza e non più dal suo vecchio editore, Sandron, nel 1908. Col passare degli anni i legami di Croce con la casa editrice divengono sempre più forti e la sua influenza sempre più profonda. Attraverso Laterza egli indicò agli italiani quali classici leggere, e come; quali filosofi, storici, quali critici, condizionando gran parte della produzione di tutto un vasto settore delle discipline “morali”. Il rapporto tra Giovanni Laterza e Croce non fu sempre facile, essendo ambedue caratteri forti. A questo proposito Giovanni Laterza scrisse: "Io e Croce siamo stati sempre come suocera e nuora: la suocera assai forte ed imperiosa, ma anche la nuora pur sottomessa e affezionatissima, vuol affermare la sua parte".


La prima duratura collana della casa editrice, è la «Biblioteca di Cultura moderna», nata nel 1902, che riunisce titoli di politica, storia, filosofia, in una concezione viva e non formalistica della cultura. Seguono i «Classici della Filosofia Moderna» nel 1906, i cui curatori furono in gran parte non filosofi di professione ma letterati e politici, storici e saggisti che immettevano i testi in un dialogo fertile con il mondo contemporaneo. Nel 1910 prende vita la collana degli «Scrittori d’Italia», che propone un ampia scelta di classici, e non soltanto letterari, da Bandello a Vico, da Gioberti a De Sanctis, che nei secoli hanno contribuito alla formazione della lingua e della cultura italiana.
Il catalogo Laterza continua a crescere a ritmo sostenuto negli anni del regime. Mentre Croce elabora la sua concezione della storia come «Storia della Libertà», nasce nel 1928 la «Collezione Storica», che ospita tra i suoi primi titoli la Storia delle Religioni di Moore e la Storia del Liberalismo Europeo di Guido De Ruggiero, assieme alle opere di Ernesto Buonaiuti, Arturo Carlo Jemolo, Adolfo Omodeo.

L’avvento del fascismo segna una profonda lacerazione nel paese e obbliga anche Laterza a una scelta di campo. Una scelta difficile, perché comporta l’allontanamento di alcuni autori, e prima di tutto Gentile, e la rinuncia ai benefici che avrebbe prodotto la compiacenza al regime. Giovanni Laterza ebbe allora il coraggio di compiere quella scelta e di seguire Croce in un atteggiamento di netto rifiuto del fascismo e in un lungo e faticoso lavoro di educazione delle giovani generazioni al gusto della libertà. Attorno alla casa editrice e a Croce si venne così raccogliendo in quegli anni bui una minoranza culturalmente attiva e moralmente impegnata, che spese tutte le proprie energie nello sforzo di non far morire in Italia gli ideali della cultura liberale.

Nel corso degli anni trenta, Croce viene a Bari con una certa frequenza, per seguire la stampa delle sue opere, discutere di nuovi programmi con Giovanni, o semplicemente riposarsi nella Villa Laterza, dove egli abitualmente alloggia. La sera Giovanni invita qualche amico, tra cui Tommaso Fiore, con i figli Vincenzo e Vittore, Domenico Loizzi, Fabrizio Canfora, Michele e Raffaele Cifarelli, Ernesto De Martino, Michele D’Erasmo, Carlo De Donato, Mario Merlino, Vincenzo Bartolo. La Villa diviene così un centro di dibattito intellettuale e a volte politico: i giovani, richiamandosi ai principi di Giustizia e Libertà, aspirano a un’azione diretta contro il fascismo, che Croce non condivide. La polizia fascista individua queste riunioni come pericolose e più volte la Villa viene sorvegliata, perquisita e i partecipanti pedinati. Poco prima del 25 luglio del 1943 Tommaso Fiore, Guido De Ruggiero, Guido Calogero e Nino Laterza, figlio di Giovanni, vengono arrestati insieme ad altri antifascisti e trasferiti nel carcere di Bari perché trovati in possesso di volantini contro il regime e sospettati di cospirazione. Il 28 luglio l’esercito apre il fuoco contro il corteo degli antifascisti che partito dalla libreria Laterza in via Sparano si recava al carcere a chiederne la liberazione: in via Niccolò dell’Arca rimangono a terra ventidue morti, fra i quali Graziano, il figlio più giovane di Tommaso Fiore.

Il 21 agosto 1943 muore Giovanni Laterza. Di lui ha scritto Luigi Russo:

«Giovanni Laterza, barese di ardita prole è stato l’uomo che con la sua nativa perspicacia, la sua magnanima angustia, il suo rigore amministrativo, la sua fede morale, ha reso internazionale il nome di Bari». Sono anni difficili: durante l’occupazione alleata l’attività editoriale viene sospesa. La casa editrice deve fare i conti con l’esistenza di altre case che operano con vigore sullo stesso fronte: prima di tutto Einaudi, nata negli anni ‘30 e che raccoglie ormai molti giovani intellettuali distaccatisi da un Croce che in vecchiaia va sempre più chiudendosi al nuovo. Al contrario, la fine degli anni ‘40 segna un periodo di grandi fermenti innovatori nel campo della cultura. Croce muore alla fine del 1952: nella casa editrice si apre una nuova fase. Nel secondo dopoguerra, la gestione della casa editrice passa nelle mani di Vito Laterza (1926-2001), che costruisce progressivamente attorno alla casa editrice una rete di autori e di interessi più ampia. Nel 1951, in coincidenza con il cinquantenario della casa editrice, viene avviata una nuova collana, i Libri del tempo, che sarà fra le più influenti nella cultura italiana della seconda metà del Novecento. Negli anni sessanta la Laterza cresce ancora, trasformandosi in società per azioni e aprendo una sede a Roma, dove approda da Bari Donato Barbone, direttore editoriale fino al 1968, che lascerà la carica a Enrico Mistretta, direttore editoriale fino al 1992. A Roma, così, si sposta una parte delle attività, soprattutto quelle di ideazione e più squisitamente editoriali, come il rapporto con i consulenti e la ricerca delle opere da importare dai vari Paesi occidentali. Nel 1964 nasce la collana Universale Laterza, che si propone come collana economica di qualità, offrendo a un prezzo accessibile sia testi classici sia saggistica legata, oltre ai campi tradizionali della storia politica e della filosofia, alle nuove correnti di critica letteraria e di storiografia e alle scienze sociali. Nel decennio successivo l'Universale Laterza è la collana di maggior successo della casa editrice, con una tiratura spesso superiore alle diecimila copie per titolo.

 

Fonte articolo di Giorgio Filograna con piccole modifiche del maestro Antonio Lippolis
Foto la famiglia Laterza al completo: da sn in alto: Francesco, Giovanni, Luigi; in basso i più anziani Vito, Giuseppe il padre e Pasquale.

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