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Il Compianto di Santa Maria la Greca a Putignano

Il Compianto di Santa Maria la GrecaDai polverosi depositi della chiesa putignanese di S. Maria la Greca sono emersi recentemente due ele­menti superstiti di un gruppo ligneo raffigurante un Compianto .sul Cristo morto: si tratta di una Pietà o Vesperbild, la Madonna col Figlio morto in grembo, e di un S. Giovanni Apostolo dolente, databili intor­no al secondo decennio del XVI secolo.
Manca all'appello - per completare il gruppo - una Maddalena, testimoniata dalle fonti, di cui si perse­ro le tracce già ai primi del Novecento (la Luceri, negli anni trenta del secolo scorso si occupò di sche­dare le opere presenti nella chiesa della Greca; non figura però la Maddalena del Compianto. La studio­sa ne parla ma fa un po' di confusione: identifican­dola per Maddalena, descrive invece una statua barocca delI'Immacolata, tuttora esistente nei depo­siti: "La Maddalena posa i piedi su1la Mezzaluna ed ha le mani giunte. Sulla veste dorata porta un manto grigio cupo").
È verosimile che tutta la storiografia putignanese, a partire dal manoscritto cit. del Casulli in seguito, incorra in tale equivoco iconografico; pertanto non si può dire con precisione quando sia scomparsa la Maddalena. Sicuramente una relazione del 1882, conservata nell'archivio capitolare di S. Pietro, ci assicura la contemporanea esistenza e di una statua dell'Immacolata e di quella della Maddalena facen­te parte del Compianto.
Riporta il compilatore, un tale sacerdote Console: "Sull'altare della Concezione vi è la Le medesime fonti testimoniano la presenza dell 'o­pera nella chiesa della Greca almeno dal XVIII seco­lo: il più antico documento risale al 1727, uno "stato materiale" della chiesa, cioè un inventario; in segui­to registrata in differenti collocazioni, dovute alle molteplici trasfommzioni architettoniche che l' edifi­cio subì nel corso dei secoli. Sono infatti documen­tate trasformazioni, ristrutturazioni e modifiche architettoniche a più riprese nel corso di due secoli e mezzo, dal primo intervento del 1520 all'ultimo più significativo del 1770. Quest'ultimo portò alla siste­mazione del tempio in pianta a croce greca, così come oggi si presenta.
A parte la notevole qualità delle sculture, va senza dubbio sottolineata la rarità iconografica del sogget­to: è l'unico Compianto ligneo d'età rinascimentale che si conosca in Puglia. Un soggetto analogo e al1'incirca coevo, realizzato in pietra locale, è in S. Francesco d'Assisi a Oria, in Salento, proveniente dalla chiesa di S. Maria di Gallana. Entrambi i Compianti pugliesi presentano il modello di Vesperbild, di origini nordiche e dal Friuli diffuse in area adriatica, in luogo della figura di Cristo disteso e separato dalla Madre, soluzione iconografica più frequente in area lombardo-emiliana e di riflesso in area napoletana, da Guido Mazzoni a Giovanni da Nola.
Ma prima di addentrarci nella sua analisi critica, è forse opportuno premettere qualche considerazione di carattere storico sulla genesi dell'opera.
La chiesa di S. Maria della Greca, insieme a ca di Balì è assunta da esponenti del casato dei Carafa: da Giovan Battista Carafa della Stadera, figlio di Antonio (1454-1477), a suo figlio Alessandro (1477-1502), fino a Gian Vincenzo Carafa, figlio di Giannantonio dei Duchi di Policastro (1502-ca.15 l 9). A quest'ultimo si devono alcuni provvedimenti riguardanti la chiesa della Greca e la città di Putignano, dopo il difficile perio­do dei disordini dovuti alla cattiva gestione del comandante spagnolo don Pedro de Acunia (nei documenti e dalle fonti il nome è conosciuto con molte varianti: d' Agnuna, Dacugna, De Acugna, De
Cemio, De Crigno, De Oringo), impadronitosi abu­sivamente nel Baliaggio negli anni 1504-1513. E in tale contesto, della riconquista del potere da parte del Carafa, che ritengo debba inquadrarsi l'allogazione del Compianto: quale intervento - assieme ad altri - di rinnovamento degli arredi della chiesa e in linea con altri atti di affermazione visibile del potere signorile, consuetudine già dei suoi predecessori, sulle chiese del territorio: a Putignano, come pure a Monopoli, Fasano e Locorotondo.
Data l'importanza del committente, non stupisce nel nostro caso il ricorso a un artista di vaglia. Malgrado le cattive condizioni in cui versano le sculture, sotto le polveri, i tarli e le molteplici ridipinture emerge una condotta plastica di straordinaria fattura: ad un'analisi ravvicinata le superfici rivelano un inta­glio preciso e sicuro, una notevole perizia tecnica caratterizzata dalla lavorazione del solo legno, senza ricorsi ad integrazioni in gesso o stucco. Una perso­nalità artistica complessa e acuta, capace di soluzioni iconografiche e formali non comuni, a cominciare dalla Pietà: la quale richiama a prima vista il noto esemplare michelangiolesco sulla scorta della tradi­zione figurativa nordica, ma già se ne distingue per la posa in controparte. È stato osservato da Negri Arnoldi che "l'innovazione iconografica non è di poco conto, visto che la tradizionale mai mutata posizione del corpo di Cristo con il capo a destra deJJa Madre è studiata per porre in evidenza la piaga sul costato".
L'autore del Compianto sembra sottendere a celare, piuttosto che porre in evidenza, e basti considerare nella Pietà la particolare tecnica esecutiva: le figure della Madre e del Figlio furono eseguite separata­mente, ricavate da blocchi di legno distinti. La figu­ra del Cristo si appoggia sul grembo della Vergine agganciandosi a un chiodo e di conseguenza ne occulta parte del corpo. Non è pertanto visibile - a un comune osservatore - un cherubino a rilievo che è sopra il ventre della Madonna, celato dalla presenza del corpo di Cristo. Lo si intravede solo da una posizione fortemente scorciala, quasi a voler essere un elemento di sorpresa: il cherubino dorato è posto appena sotto la cintola della Madonna, sopra il ven­tre leggermente rigonfio: sottile allusione al collega­mento teologico Alfa e Omega, divina concezione di Cristo nella Vergine e sua salvifica morte corporale. Vari elementi fortemente realistici, quali la dramma­tica contrazione del cadavere, la magrezza del costa­to, l'emergere delle vene sugli arti e i sottilissimi rilievi del sangue colante dalle tempie, moslrano un cerlo riscontro culturnle nell'area lombardo-emilia­na: Mi riferisco in parlicolare alla maniera protoe­spressionista di Niccolò dell'Arca e Guido Mazzoni detto il Paganino, quest'ultimo attivo anche in Italia meridionale; senza escludere degli elementi di cultu­ra propriamente lombarda della maniera di Agostino de Fondulis e Andrea Retondi, e dell'accentuato gra­fismo del ferrarese Cosmè Tura. Del Mazzoni, tra l'altro, à Napoli si conserva un inleressante Compianto nella chiesa di S. Anna dei Lombardi. È da rilevare che lo scultore modenese soggiornò bre­vemente in Puglia, alla fine del 1492, al seguito di Alfonso di Calabria e Francesco di Giorgio Maitini. A considerare poi l'elegante figura del S. Giovanni, si ritrovano corrispondenze stilistiche in alcune scul­ture lignee dell'Appennino umbro-marchigiano: nel lo specifico, ric01Te la scelta di modulazione del · panneggio a duplice registro, sottili pi.eghe ondulate e parallele per la tunica, ampie profonde e morbide pieghe per il mantello che ne copre le spalle, gene­ralmente attorcigliato intorno alle braccia. Non è altro che un dato significativo dei diversi linguaggi espressivi circolanti all'epoca in Terra di Bari.
Se ne evince l'interessante figura di uno scul.tore ecletti­co, di ampia e articolata cultura, la cui fo1mazione si inquadra orientativamenle in ambito adriatico: un po' lombardo, un po' emiliano, e un po' veneto insomma. Non rimarrebbe che l'auspicio di fare un po' di luce sull'identità del nostro artisla, malgado le carte d'archivio - quelle a noi pervenute - siano piuttosto avare di notizie sull'argomento. Si può cominciare, perlomeno, a escludere quel nome di Carlo Intini (not. l 687?-1717) che la storio­grafia pulignanese a parlire dal Casulli ha sempre  identificato quale autore del Compianto e di altre statue lignee nelle chiese cittadine: Giagulli si attie­ne fedelmente alle affermazioni del Casulli, secondo il quale "il sacerdote putignanese Carlo lntini nel 1687 scolpì il gruppo in legno della Pietà con la Maddalena e S. Giovanni". La tradizionale attribuzione è riportata senza discussioni anche da chi se n'è occupato in seguito: Marascelli, Napoletano, Galiani, Sisto.
L'lntini è forse semplicemente l'autore di un mani­chino ligneo da processione -del genere delle cosiddette statue vestite -raffigurante l'Addolorata, conservato nel Cappellone del Crocifisso della chie­sa matrice di S. Pietro, che ha ben poco a che vede­re col nostro Compianto. L'lntini, sacerdote puti­gnanese e provetto artista secondo la tradizione, faceva parte del clero della Greca: quale cultore d'arte, a modo suo, è ipotizzabile che sia intervenu­to nella ridipintura -una delle tante -di quelle scul­ture, e magari in qualche discutibile integrazione, come le raggiere di legno sul capo, ora perdute, o un nuovo piedistallo su cui poggia attualmente la Pietà. Se ne deve escludere decisamente l; attribu­zione per ragioni cronologiche e stilistiche; piutto­sto a lui si può ricondurre quella statua barocca dell'immacolata, ora nei depositi della Greca, che fu scambiata per la Maddalena del Compianto dalla storiografia putignanese, e che dunque può aver generato l'equivoco.
Uno sguardo panoramico sugli scultori attivi intorno alla prima metà del Cinquecento, consente di esclu­dere già per ragioni stilistiche i nomi noti, a partire da Stefano da Putignano (not. 1491-1538) agli altri, si pensi a Nuzzo Barba o a Paolo da Cassano. Proprio l'esclusione di Stefano non mi parrebbe un argomentum ex silentio: la scelta di non rivolgersi ad uno scultore locale, pur noto, è di per sé significati­va delle intenzioni e del gusto del Carafa, orientato a proposte più aggiornate di quanto veniva offerto in quegli anni dall'ambiente artistico pugliese.
Preso atto d'essere davanti a una personalità artistica finora ignota agli studi, converrà -se è possibile -provare ad allargare il corpus delle opere del misterioso scultore, che· per comodità chiameremo "Maestro del Compianto di Putignano".
Allo stato delle cose, non è operazione ordinaria: il patrimonio di scultura lignea d'età rinascimentale in Puglia è quantitativamente scarso, mal catalogato e ancora poco noto. Se davvero esiguo è il numero di sculture in legno sopravvissute, inclusi i crocifissi, ciò è dovuto non solo per la deperibilità del materia­le ligneo, ma anche (e forse in maniera preponderan­te) per l'incuria, le manomissioni e certi discutibili restauri che nei decenni scorsi subirono le nostre chiese.
Pur tuttavia, è da segnalare l'esistenza di una statua lignea, raffigurante una Maddalena, di ignota origi­ne, ora presso la Soprintendenza di Bari, che pur­troppo non è associabile al gruppo putignanese e pertanto non può essere identificata come la perduta Maddalena della Greca.
Se quanto sopravvive oggi dell'opera del Maestro di Putignano è ben poco, almeno per determinarne un ruolo nell'ambito della produzione plastica pugliese in quell'epoca, tant'è; ma -salvando il salvabile - è prioritario intervenire per un restauro del gruppo del Compianto, che lo preservi dai tarli e ne restituisca per quanto possibile la fattura e la cromia originaria. Restaurare significa conservare, non semplicemente l'oggetto artistico, o l'immagine di culto, bensì una parte importante ancorché piccola della nostra memoria, una tessera di quel grande mosaico che è il nostro patrimonio artistico e storico, la testimonian­za visibile dell'identità culturale di una comunità.

Prof. Giacomo Lanzillotta Ispettore della Pinacoteca Metropolitana di Bari

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